Ieri sera ero stanca, e stavo scrivendo il post dal cellulare, degna chiusura di una giornata poco piacevole, si è cancellato tutto. Già, ieri è stata davvero una giornata poco piacevole, di quelle in cui ti poni infinite domande, ma in cui non trovi nemmeno una risposta. La cerchi, ovunque, sperando che arrivi un segno. Io l'ho cercata, nella positività di Giacomo, che ieri mi accompagnava, lui che vede la tazza mezza aggiustata e non rotta, lui che davvero è ottimista senza sforzo, e solitamente riesce a girare la frittata in modo perfetto.
Fino a che punto vale la pena insistere, inseguendo qualcosa in cui crediamo? Fino a che punto soffrire in continuazione per non vedere mai risultati? Forse ci piace soffrire, forse questa sofferenza ci fa sentire veri, forse la speranza è più forte, o forse ci ostiniamo a credere che prima o poi ce la faremo.
Forse il provarci o l'averci provato e fallire o sbagliare, è comunque meglio del non aver fatto nulla; ma c'è un limite oltre il quale il senso di fallimento diventa insopportabile?
C'è un detto, se non ricordo male, che dice: perchè continuo a soffrire? perchè quando smetto è meraviglioso!
E' ora di riflettere sul fatto che potrebbe essere arrivato il mio momento meraviglioso!
Oggi rifletterò, ponendo un altro segno indelebile sul mio corpo, forse un pò di sano dolore fisico, mi renderà più lucida.
"Ho una cicatrice, sembra un tatuaggio sai che cosa dice? Avanti
coraggio!"
(Jovanotti, Date al diavolo un bimbo per cena,
2002)
Io credo che sia un po' per tutti i motivi che dici... ma anche... perché senza la sofferenza non sapremmo godere delle cose belle... e in merito a questo ti invito a guardarti indietro, nel vero senso della parola, perché basta tornare indietro di un post e già trovi le bellezze che puoi e devi apprezzare. Un bacio.
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