Vorrei salutare questo anno che finisce, e vorrei cullare il nuovo che arriva.
Vorrei augurare buon anno a chi mi ha teso la mano e a chi mi ha fatto lo sgambetto, a chi è vicino e a chi è lontano, a chi aspetta e a chi ha concluso, a chi cerca e a chi ha trovato, a chi spera e a chi si è rassegnato.
Vorrei augurare buon anno a chi ha pagato e a chi deve pagare, a chi si è perso e a chi si è ritrovato, a chi è nato e a chi nascerà, a chi mi ha ispirato e a chi mi ha schifato, a chi ama e a chi vorrebbe amare, a chi rosica e a chi risica, a chi lavora e a chi fa l'amore, a chi non c'è più ma c'è stato.
Vorrei augurare buon anno a chi ha parlato e a chi è rimasto in silenzio, a chi ha insegnato e a chi ha ascoltato, a chi pensa di essere arrivato e chi deve iniziare a camminare, a chi ha meraviglia e chi si è arreso, a chi perdona e a chi porta rancore.
Auguri a questa umanità variegata e colorata, a chi mi respira accanto e a chi mi ha tolto il fiato, a chi è di corsa e a chi ha rallentato, a chi attende una nuova alba e a chi spera in un tramonto, a chi ha iniziato un nuovo libro e a chi l'ha finito, a chi mette un piede davanti l'altro e a chi non guarda dove mette i piedi.
"Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo:
per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno."
(L'anno nuovo, Gianni Rodari)
lunedì 31 dicembre 2012
mercoledì 5 dicembre 2012
Una convivenza speciale
Conosco Silvia, qualche mese fa. Entrambe frequentiamo un gruppo di genitori su facebook, ma essendo molto frequentato, non avevo mai letto di lei. Poi un giorno, complice un suo messaggio, scopriamo di avere i figli iscritti nella stessa scuola materna. Usciamo per una passeggiata mattuttina. Lei è bella, alta, bionda, solare. Ci raccontiamo di noi, scopriamo alcuni punti in comune. Poi inizia a parlarmi di Alessio. Alessio è il figlio di Silvia, ha tre anni e convive con un ospite speciale: Il diabete mellito di tipo 1.
Ascolto, con orecchie da ignorante, tutta la loro storia. Chiedo, facendo anche domande stupide.
Come si convive con una malattia cronica? Già perchè il diabete di tipo 1 non ha cura, c'è l'insulina che ti aiuta a gestire la malattia, ma sarai malato per tutta la vita.
Da malata cronica adulta, convivo con una malattia autoimmune che tutto sommato, per ora, ha cambiato poche cose della mia vita. Ma, ricordo perfettamente la paura, lo smarrimento e l'incertezza della diagnosi.
Un bambino di due anni non può capire, ora, cosa succede, ma Silvia, si. La diagnosi può davvero essere un macigno, e trovare le risorse per non soccombere alla rabbia o alla depressione non è così semplice. Bucare il dito di tuo figlio anche dieci volte al giorno, fargli le iniezioni di insulina, insegnarli che deve alimentarsi correttamente, rendere normale questa sua convivenza e, ora, iniziare a rispondere alle sue domande.
Come si può far fronte in modo positivo ai profondi cambiamenti che la malattia impone, sul piano fisico, psicologico e sociale? Come è riuscita Silvia, e la sua famiglia, a trovare nuovi equilibri per continuare a vivere al meglio?
La concretezza di Silvia, mi offre la risposta. Fra successi e fallimenti, domande e risposte, Silvia ha deciso di condividere la loro esperienza. Oggi leggo il suo piccolo ma prezioso libro "Dolce Amore".
Silvia ha accettato la sua realtà e quella di Alessio, con grande consapevolezza ha compiuto un'azione che infonde fiducia.
Un libro, immediato nella sua semplicità, che racconta attraverso disegni e frasi la visione di Alessio della sua malattia. Nessuna commiserazione, un passaggio attraverso la percezione di Alessio.
Silvia, la potete leggere qui: http://lanostravitaconildiabete.wordpress.com/
Potete ordinare il libro, e parte dei proventi verranno devoluti al "Diabets Research Institute" dell'Ospedale San Raffaele di Milano.
Ascolto, con orecchie da ignorante, tutta la loro storia. Chiedo, facendo anche domande stupide.
Come si convive con una malattia cronica? Già perchè il diabete di tipo 1 non ha cura, c'è l'insulina che ti aiuta a gestire la malattia, ma sarai malato per tutta la vita.
Da malata cronica adulta, convivo con una malattia autoimmune che tutto sommato, per ora, ha cambiato poche cose della mia vita. Ma, ricordo perfettamente la paura, lo smarrimento e l'incertezza della diagnosi.
Come si può far fronte in modo positivo ai profondi cambiamenti che la malattia impone, sul piano fisico, psicologico e sociale? Come è riuscita Silvia, e la sua famiglia, a trovare nuovi equilibri per continuare a vivere al meglio?
La concretezza di Silvia, mi offre la risposta. Fra successi e fallimenti, domande e risposte, Silvia ha deciso di condividere la loro esperienza. Oggi leggo il suo piccolo ma prezioso libro "Dolce Amore".
Silvia ha accettato la sua realtà e quella di Alessio, con grande consapevolezza ha compiuto un'azione che infonde fiducia.
Un libro, immediato nella sua semplicità, che racconta attraverso disegni e frasi la visione di Alessio della sua malattia. Nessuna commiserazione, un passaggio attraverso la percezione di Alessio.
Silvia, la potete leggere qui: http://lanostravitaconildiabete.wordpress.com/
Potete ordinare il libro, e parte dei proventi verranno devoluti al "Diabets Research Institute" dell'Ospedale San Raffaele di Milano.
martedì 13 novembre 2012
La via lattea
![]() |
| L'origine della Via Lattea -Rubens-Madrid, Museo Nacional del Prado |
Tra i due s'interpone Atena, figlia di Zeus e della Titanessa Meti. La giovane affiancò da subito il padre nel governo del mondo.
Dapprima Era si arrabbiò molto, ma poi tra le due donne nacque profonda e reciproca simpatia.
Dalla sua nascita Atena, si adoperò per curare il suo rapporto con Era, a cui si affiancò con grande devozione.
![]() |
| "L'origine della via lattea", olio su tela - Tintoretto. National Gallery of London |
Ma, una volta al seno, il bambino, morse la dea. Era si ritrasse per il dolore ed il suo latte sprizzò da tutte le parti. Ecco che il latte, raggiunto il cielo, originò la via lattea.
domenica 28 ottobre 2012
Cade la pioggia
Cade, cade forte oggi la pioggia.Si dice che, puoi aprire l'ombrello, ma non puoi impedire alla pioggia di cadere. E, si dice anche, che una farfalla, prima di aprire le ali, dev'essere un bruco e strisciare nel fango.
Mi sono sentita molto bruco e senza ombrello in quest'ultima settimana.
Sono partita illuminata, e mi sono spenta lungo il tragitto. L'afasia, l'incapacità di dare e dire ciò che è tuo, che è dentro di te, il percepire il giudizio, il sentirti come una macchina che non passa la revisione.
Passare dal sentirsi un'anima in piena ad un'anima in pena, con la speranza che il semaforo diventi verde per poter scappare via.
Una salita, con le tasche piene di sassi, arranco, risalgo, poi ridiscendo. Ma quanto pesano questi sassi. Ho provato a nascondermi. Ma, non era questo lo scopo del viaggio.
Non sempre si può aspettare che qualcuno ci regali dei fiori, dobbiamo imparare a coltivare il nostro giardino. Le delusioni arrivano, fanno male, ma, l'ho rigirata, l'ho fatta mia e ho deciso che una performance deludente, non ha significato se il contesto è quello dell'apprendimento. Nessuno nasce imparato, e in fondo, quanto ci irrita, chi sa tutto, chi è perfetto nel suo ruolo, chi non sbaglia mai.
Lo dico ai miei figli quando portano a casa un brutto voto. S'impara di più dagli errori, e si costruisce dalle rovine.
Riparto con la voglia di far funzionare le cose, di preparare una buona cena, non perfetta, ma, che mi rappresenti, che parli di me, che racconti come sono, magari non grintosa, non spumeggiante, non illuminante, ma consapevole di avere ampio margine di miglioramento.
Riparto da un cuore, da un dono, da una persona con cui mi sono sentita in sintonia.
Perchè, in fondo è come fare la maionese, se non c'è sintonia negli ingredienti, impazzisce!
lunedì 15 ottobre 2012
Baby Loss Awareness
Genitore non è solo colui che stringe un figlio tra le braccia;
genitore è anche chi un tempo ha atteso un figlio che adesso abita il suo cuore.
Oggi è il 15 ottobre, una data speciale, una data per ricordare, una data per parlare. Oggi un'onda di luce si propagherà in tutto il mondo, alle 19.00 precise in ogni angolo del pianeta, migliaia di genitori, nonni, fratelli e sorelle accenderanno una candela.
Nel mese di ottobre, e oggi in particolare, si cerca di focalizzare l'attenzione sul lutto perinatale, sulla morte infantile e sulla perdita in gravidanza.
E' un momento per ricordare e onorare, ma anche per sensibilizzare, per aumentare la consapevolezza e fare educazione su tema del lutto.
Un mese intero dedicato alla memoria di bambini che non ci sono più, ma che, con il loro passaggio, hanno cambiato la vita dei loro genitori e di chi gli sta accanto.
Per diffondere una cultura del lutto, per informare gli operatori, ma anche i genitori su diritti, leggi e su come sostenere chi subisce una perdita.
Un mese, per fare pace con i ricordi, con la rabbia, con il dolore e la nostalgia che restano dentro i cuori di chi perde un figlio.
Stasera accenderemo la nostra candela. Matteo è nella mia anima, e oggi posso concedermi di piangerlo, di ricordarlo, di parlare di lui.
Lui è il mio bimbo meteora, e da cinque anni celebro il 15 ottobre.
Anche la nostra storia, come quella di tanti altri genitori inizia con un'ecografia. Non c'è stato bisogno che nessuno mi dicesse nulla, era la terza gravidanza, ho visto da sola, prima che la Dottoressa lo dicesse. Il suo piccolo cuore non batteva più. Ricordo ogni istante, ogni parola, ogni gesto di quei giorni. Restano impressi nel cuore e nella mente indelebilmente.
Di lui mi resta una tutina, comprata dopo la prima ecografia, come ho fatto con tutti i miei figli, e una foto dell'ecografo. E poi i sogni, le speranze e i desideri che tutti i genitori fanno non appena scoprono di essere incinti.
Oggi la rabbia è svanita, il dolore lascia spazio alla dolcezza del ricordo di un figlio che non ho potuto abbracciare, ma che tanto mi ha dato, rendendomi consapevole di me stessa, delle mie forze e delle mie capacità.
Il suo passaggio, nella nostra esistenza, è stato segno tangibile della vita e del suo scorrere ed è così che voglio ricordarlo.
Non credo esista una bilancia per il dolore, credo che ogni dolore vada rispettato e accolto, e tutti i bambini, anche quelli non nati vadano rispettati.
Per maggiori info:
http://www.babyloss.info/
http://www.ciaolapo.it/
https://www.facebook.com/events/468101399880103/
sabato 13 ottobre 2012
Da paura
La mia amica Chiaraluce, ideatrice del sito speciale Quandonasceunamamma, ci chiede le #10 cose horror per noi. Non ero riuscita a partecipare alle #10 cose super, ma partecipo con piacere alle #10 cose horror!
Le paure sono tante, e, la maternità, le ha aumentate o forse rese solo più palpabili nella mia vita.
Da dove inizio? Sono tante le cose che mi spaventano.
Quella che più mi angoscia, è, sicuramente, la paura di provare dolore, ma non quel dolore che fa parte della vita, quello che va e che viene, parlo di quella sofferenza che ti annienta, così grande che tutto il resto del mondo scompare, quel dolore che abbatte i sensi e toglie ogni capacità di provare altro. Un male di vivere, che consuma e costringe a convivere con quel dolore, fino a farlo diventare abitudine e pensare che sia normale sentire così male.
Mi spaventa l'apatia, il vuoto, il non riuscire a stupirmi, di non cogliere lo straordinario che vedo attorno a me. Sedersi e guardare senza vedere, lasciando che il mondo scorra.
Mi spaventa l'idea di non poter vedere i miei figli crescere, di vederli diventare adulti e felici delle loro scelte.
Allo stesso modo, ho paura di inibire i miei figli con le mie paure, come ho già scritto altre volte, sarebbe terribile sapere di averli bloccati, o di non essere riuscita a infondere in loro la voglia di andare oltre. Ho paura di di non sapere trasmettere loro che in fondo avere paura è sano, perchè quando desideri una cosa questa paura la superi, varchi quel confine e raggiungi l'obiettivo.
E poi ci sono le paure più frivole, ma, in grado di rovinarti la giornata :)
Potrei perdere il mio cellulare!! Non sono immune da questa paura 2.0; nel mio cellulare c'è sicuramente buona parte del mio mondo e la sola idea di perderlo mi terrorizza.
Ho una paura atavica, incontrollabile per i pipistrelli. Li odio, mi fanno schifo, scappo non appena ne avverto la presenza, con grande gioia dei miei figli che non perdono occasione per prendermi in giro.
Soffro di acluofobia, di notte non posso dormire al buio, ho bisogno di avere una luce da qualche parte. Confesso che quando ci sono black-out il panico mi assale.
Un'aereoplano, mi si chiude lo stomaco solo a vederlo! Ho fatto un solo volo in vita mia e ancora lo ricordo con terrore, e mio marito con dolore! Nella sua mano non circolava più il sangue, e io credo di aver trattenuto il fiato per tutti i 50 minuti che siamo rimasti sollevati da terra.
Infine, qualcuno scrisse che ero tocofobica e quindi fu necessario il cesareo per far nascere mia figlia. Ma su questo potremmo discutere, e ne avrei molte da raccontare e da rispondere a quel dottore.
Le paure sono tante, e, la maternità, le ha aumentate o forse rese solo più palpabili nella mia vita.
Da dove inizio? Sono tante le cose che mi spaventano.
Quella che più mi angoscia, è, sicuramente, la paura di provare dolore, ma non quel dolore che fa parte della vita, quello che va e che viene, parlo di quella sofferenza che ti annienta, così grande che tutto il resto del mondo scompare, quel dolore che abbatte i sensi e toglie ogni capacità di provare altro. Un male di vivere, che consuma e costringe a convivere con quel dolore, fino a farlo diventare abitudine e pensare che sia normale sentire così male.
Mi spaventa l'apatia, il vuoto, il non riuscire a stupirmi, di non cogliere lo straordinario che vedo attorno a me. Sedersi e guardare senza vedere, lasciando che il mondo scorra.
Mi spaventa l'idea di non poter vedere i miei figli crescere, di vederli diventare adulti e felici delle loro scelte.
Allo stesso modo, ho paura di inibire i miei figli con le mie paure, come ho già scritto altre volte, sarebbe terribile sapere di averli bloccati, o di non essere riuscita a infondere in loro la voglia di andare oltre. Ho paura di di non sapere trasmettere loro che in fondo avere paura è sano, perchè quando desideri una cosa questa paura la superi, varchi quel confine e raggiungi l'obiettivo.
E poi ci sono le paure più frivole, ma, in grado di rovinarti la giornata :)
Potrei perdere il mio cellulare!! Non sono immune da questa paura 2.0; nel mio cellulare c'è sicuramente buona parte del mio mondo e la sola idea di perderlo mi terrorizza.
Ho una paura atavica, incontrollabile per i pipistrelli. Li odio, mi fanno schifo, scappo non appena ne avverto la presenza, con grande gioia dei miei figli che non perdono occasione per prendermi in giro.
Soffro di acluofobia, di notte non posso dormire al buio, ho bisogno di avere una luce da qualche parte. Confesso che quando ci sono black-out il panico mi assale.
Un'aereoplano, mi si chiude lo stomaco solo a vederlo! Ho fatto un solo volo in vita mia e ancora lo ricordo con terrore, e mio marito con dolore! Nella sua mano non circolava più il sangue, e io credo di aver trattenuto il fiato per tutti i 50 minuti che siamo rimasti sollevati da terra.
Infine, qualcuno scrisse che ero tocofobica e quindi fu necessario il cesareo per far nascere mia figlia. Ma su questo potremmo discutere, e ne avrei molte da raccontare e da rispondere a quel dottore.
venerdì 5 ottobre 2012
mercoledì 3 ottobre 2012
Cambio di stagione: scarpe!
Esiste un decalogo per superare indenni il cambio di stagione? Se c'è vi prego segnalatemelo. Da quando sono diventata mamma, il cambio di stagione, mi procura depressione, ansia e anche qualche attacco di panico. Partiamo con un dato di fatto: non sono una brava casalinga, faccio del mio meglio.
Affrontare tre armadi sarebbe il male minore, la difficoltà più grande è lo smistamento del vestiario, e la desolazione nel prendere consapevolezza che praticamente tutto è diventato inesorabilmente corto o stretto!
Poi aggiungiamo che le mezze stagioni (esistono ancora) sono già difficoltose per loro natura: la mattina quando usciamo è freddo, quindi ci serve la felpa, poi la temperatura aumenta e il pomeriggio si suda, quindi è d'obbligo stratificare i figli. Loro, che non entrano più in nessun capo di abbigliamento, i jeans arrivano sotto il ginocchio, le magliette sono ad altezza ombelico. Per i vestiti, ancora riesco ad andare sola e scegliere con tutta calma, portando la merce direttamente a casa, complice il fatto che ho figli che non si lamentano dei miei acquisti e solitamente felici di non dovermi seguire.
Concludiamo che non sono nemmeno un'amante dello shopping. La vera tragedia si abbatte quando arriviamo alla scarpiera!
Come fate voi a portare i figli a comprare scarpe? I miei, escludo la più grande, che ora è in una fase di acquisto compulsivo fashion-victim, vanno trascinati o portati di peso all'interno del negozio. Li attiro con l'inganno, lo ammetto! Non è onesto, ma fin'ora non ho mai trovato metodi alternativi che li rendesse felici di venire a provare scarpe.
Solitamente, arrivati c'è da attendere, i pomeriggi di mezza stagione riempiono i negozi di mamme, e bambini che giustamente si ribellano. I miei iniziano ad arrampicarsi ovunque, aprono scatole, si rincorrono...non posso biasimarli, anche io preferirei essere in altri luoghi! Proporzionalmente la mia pressione sale mentre scende il loro livello di sopportazione. Poi arriva il nostro turno, e trovare la scarpa giusta diventa un'impresa, soprattutto per il mio secondogenito. Non lo soddisfa nulla e chiede in continuazione andiamo a casa?
Oggi qualcuno mi ha salvato da tutto ciò.
Esiste a Trento un negozio, che pensa ai piedi dei bambini, ma anche al sistema nervoso di noi mamme. Le scarpe te le portano a casa!!!!
Io ho datto i numeri e il tipo di scarpa che volevo, e la mia amica Stefania, che si presta a fare questo servizio, è arrivata con il malloppo.
Abbiamo chiaccherato, fatto merenda, i figli hanno giocato, le figlie si sono fatte collane e braccialetti e abbiamo provato le scarpe senza urla o disperazione.
Non ho parole per questo meraviglioso servizio, un'esperienza estatica! Spero la prima di molte, almeno finchè riusciremo a trovare i numeri per le scarpe. Ho trovato le scarpe e la pace regna ancora in questa casa.
Affrontare tre armadi sarebbe il male minore, la difficoltà più grande è lo smistamento del vestiario, e la desolazione nel prendere consapevolezza che praticamente tutto è diventato inesorabilmente corto o stretto!
Poi aggiungiamo che le mezze stagioni (esistono ancora) sono già difficoltose per loro natura: la mattina quando usciamo è freddo, quindi ci serve la felpa, poi la temperatura aumenta e il pomeriggio si suda, quindi è d'obbligo stratificare i figli. Loro, che non entrano più in nessun capo di abbigliamento, i jeans arrivano sotto il ginocchio, le magliette sono ad altezza ombelico. Per i vestiti, ancora riesco ad andare sola e scegliere con tutta calma, portando la merce direttamente a casa, complice il fatto che ho figli che non si lamentano dei miei acquisti e solitamente felici di non dovermi seguire.
Concludiamo che non sono nemmeno un'amante dello shopping. La vera tragedia si abbatte quando arriviamo alla scarpiera!
Come fate voi a portare i figli a comprare scarpe? I miei, escludo la più grande, che ora è in una fase di acquisto compulsivo fashion-victim, vanno trascinati o portati di peso all'interno del negozio. Li attiro con l'inganno, lo ammetto! Non è onesto, ma fin'ora non ho mai trovato metodi alternativi che li rendesse felici di venire a provare scarpe.
Solitamente, arrivati c'è da attendere, i pomeriggi di mezza stagione riempiono i negozi di mamme, e bambini che giustamente si ribellano. I miei iniziano ad arrampicarsi ovunque, aprono scatole, si rincorrono...non posso biasimarli, anche io preferirei essere in altri luoghi! Proporzionalmente la mia pressione sale mentre scende il loro livello di sopportazione. Poi arriva il nostro turno, e trovare la scarpa giusta diventa un'impresa, soprattutto per il mio secondogenito. Non lo soddisfa nulla e chiede in continuazione andiamo a casa?
Oggi qualcuno mi ha salvato da tutto ciò.
Esiste a Trento un negozio, che pensa ai piedi dei bambini, ma anche al sistema nervoso di noi mamme. Le scarpe te le portano a casa!!!!
Io ho datto i numeri e il tipo di scarpa che volevo, e la mia amica Stefania, che si presta a fare questo servizio, è arrivata con il malloppo.
Abbiamo chiaccherato, fatto merenda, i figli hanno giocato, le figlie si sono fatte collane e braccialetti e abbiamo provato le scarpe senza urla o disperazione.
Non ho parole per questo meraviglioso servizio, un'esperienza estatica! Spero la prima di molte, almeno finchè riusciremo a trovare i numeri per le scarpe. Ho trovato le scarpe e la pace regna ancora in questa casa.
mercoledì 19 settembre 2012
Stanlio e Ollio e la zumba!
E' un anno che ci siamo trasferiti! Trento, ci ha decisamente migliorato la vita sotto tanti aspetti.
Poco dopo essermi trasferita, ho fatto degli incontri speciali, Stefania è uno di questi. Uno Tsunami, al suo confronto, fa decisamente meno danni! Mi ha travolto, con le sue idee, con i suoi progetti con le sue chiacchere, tant'è che di solito lei parla e io ascolto!
Lei mi presenta un'idea al mattino, ma arrivando a sera ne ha già avute altre duecento, e quella iniziale è già cambiata e ne ha fatto qualcos'altro. E' stata una ventata, in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di aria fresca!
E così, mi ritrovo sempre più spesso coinvolta nei suoi progetti e sempre più spesso non riesco a dirle di no. Anche perchè, diciamocelo, fare delle cose che non avresti mai pensato di fare, in compagnia e ridere a crepapelle fa proprio bene!
Ieri, mi scrive: "ore 12.30 Zumba!!!!! passami a prendere e andiamo!
Ok, confesso, il terrore mi ha assalito!
Un' ora di zumba io!!!!!
Credo di aver smesso di fare sport nel lontano 1999, quando rimasi incinta della mia primogenita! Odio sudare, odio sentire la mia ciccia che sballonzola da tutte le parti, mi viene una fame allucinante e mangio il doppio del dovuto...Insomma sono l'antisportiva per eccellenza!
Stefania, con grande soddisfazione, è peggio di me! Si salva solo perchè lei non ha ciccia in nessuna parte del suo corpo e può mangiare tutto ciò che vuole senza ingrassare un grammo. ( La peggiore amica che si possa avere!!!)
Così, nel terrore e non essendo in grado di inventare scuse dell'ultimo minuto, sono andata a prelevarla e siamo partite alla volta della palestra!
Puntualissime, con il nostro abbigliamento del tutto inadeguato, e per nulla sportivo ci siamo messe in fondo alla stanza!
E' stato orribile! Mi perdonino le zumbiste e i fan di questo sport!
Mi pareva di essere un rubinetto aperto, non riuscivo a smettere di sudare, la mia faccia si è trasformata in una maschera color rosso peperone molto maturo.
E mentre io faticavo come una bestia a tenere il ritmo e a sforzarmi di beccare qualche passo, Stefania si muoveva con una flemma degna di un diplomatico, con movimenti lenti e precisi da "omino di lego".
Eravamo davvero inguardabili!
Dopo aver appurato che io e la zumba siamo incompatibili, cerco di recuperare seduta sul divano, anche perchè ogni altro movimento mi procura dolore! So già che Stefania a breve mi trascinerà in qualche altra sua idea.
Grande ammirazione, per chi zumba, è una faticaccia, ma io proprio non riesco a vederlo come uno sfogo, non ne sono uscita rilassata, ma solo stanca, affamata e disidratata!
E con una necessità di carboidrati da soddisfare!
Poco dopo essermi trasferita, ho fatto degli incontri speciali, Stefania è uno di questi. Uno Tsunami, al suo confronto, fa decisamente meno danni! Mi ha travolto, con le sue idee, con i suoi progetti con le sue chiacchere, tant'è che di solito lei parla e io ascolto!
Lei mi presenta un'idea al mattino, ma arrivando a sera ne ha già avute altre duecento, e quella iniziale è già cambiata e ne ha fatto qualcos'altro. E' stata una ventata, in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di aria fresca!
E così, mi ritrovo sempre più spesso coinvolta nei suoi progetti e sempre più spesso non riesco a dirle di no. Anche perchè, diciamocelo, fare delle cose che non avresti mai pensato di fare, in compagnia e ridere a crepapelle fa proprio bene!
Ieri, mi scrive: "ore 12.30 Zumba!!!!! passami a prendere e andiamo!
Ok, confesso, il terrore mi ha assalito!
Un' ora di zumba io!!!!!
Credo di aver smesso di fare sport nel lontano 1999, quando rimasi incinta della mia primogenita! Odio sudare, odio sentire la mia ciccia che sballonzola da tutte le parti, mi viene una fame allucinante e mangio il doppio del dovuto...Insomma sono l'antisportiva per eccellenza!
Stefania, con grande soddisfazione, è peggio di me! Si salva solo perchè lei non ha ciccia in nessuna parte del suo corpo e può mangiare tutto ciò che vuole senza ingrassare un grammo. ( La peggiore amica che si possa avere!!!)
Così, nel terrore e non essendo in grado di inventare scuse dell'ultimo minuto, sono andata a prelevarla e siamo partite alla volta della palestra!
Puntualissime, con il nostro abbigliamento del tutto inadeguato, e per nulla sportivo ci siamo messe in fondo alla stanza!
E' stato orribile! Mi perdonino le zumbiste e i fan di questo sport!
Mi pareva di essere un rubinetto aperto, non riuscivo a smettere di sudare, la mia faccia si è trasformata in una maschera color rosso peperone molto maturo.
E mentre io faticavo come una bestia a tenere il ritmo e a sforzarmi di beccare qualche passo, Stefania si muoveva con una flemma degna di un diplomatico, con movimenti lenti e precisi da "omino di lego".
Eravamo davvero inguardabili!
Dopo aver appurato che io e la zumba siamo incompatibili, cerco di recuperare seduta sul divano, anche perchè ogni altro movimento mi procura dolore! So già che Stefania a breve mi trascinerà in qualche altra sua idea.
Grande ammirazione, per chi zumba, è una faticaccia, ma io proprio non riesco a vederlo come uno sfogo, non ne sono uscita rilassata, ma solo stanca, affamata e disidratata!
E con una necessità di carboidrati da soddisfare!
venerdì 7 settembre 2012
un premio
Mentre sforno la mia pagnotta di segale, fatta sempre con la nostra PM donata da una cara amica, trovo finalmente il tempo per ringraziare Daria, e il suo blog Goccedaria per il regalo inaspettato di un premio al mio piccolo aubutus.
Devo dire che mi ha fatto tanto tanto piacere. Questo blog è arrivato soprattutto per me stessa, per scrivere un pò a voce alta i miei pensieri, ma sapere che qualcuno li legge e li trova interessanti è piacevole.
Il premio Amica è partito da un idea di Mona, del blog Monalandia.
Ora vorrei, come da regolamento, girare questo premio ad altri cinque blog, e lo faccio davvero molto volentieri.

In Cucina con buba
Una madre tra le madri
La scatola con la pecora
Miss Chiaraluce
Il the delle cinque
Devo dire che mi ha fatto tanto tanto piacere. Questo blog è arrivato soprattutto per me stessa, per scrivere un pò a voce alta i miei pensieri, ma sapere che qualcuno li legge e li trova interessanti è piacevole.
Il premio Amica è partito da un idea di Mona, del blog Monalandia.
Ora vorrei, come da regolamento, girare questo premio ad altri cinque blog, e lo faccio davvero molto volentieri.

In Cucina con buba
Una madre tra le madri
La scatola con la pecora
Miss Chiaraluce
Il the delle cinque
mercoledì 5 settembre 2012
Siamo tornati bambini
Grazie vacanze! L'aubutus è rientrato alla base, carico di gioia e di energia. Ci riportiamo a casa davvero tanto da questo viaggio, in cui davvero siamo tornati bambini e ci siamo impegnati per guardare solo i nostri figli e soprattutto guardare le cose con i loro occhi.
Ci siamo resi conto di quanto basta poco per stupirsi, e di quanto è meravigliosamente bello farlo.
Restare, ingenuamente incantati, davanti al mare, alle onde che vanno e vengono, al correre liberi sulla sabbia. Ma anche a guardare la volta di una chiesa e a contare le stelle dorate dipinte, ad ammirare i tetti di una città medievale e sognare cavalieri e dame, arcieri e sbandieratori.
Riuscire ad essere ancora emozionati e stupefatti di fronte a cose che troppe volte si danno per scontate.
Stare insieme, davvero, senza orari, senza regole permette di ritrovare affetti, di ritrovare anche se stessi, mettersi in discussione e avere dubbi, per poi ritrovare la strada seppur senza certezze.
Il sole sorge ogni mattina, anche se non lo vediamo, perchè coperti da nuvole di incazzature quotidiane. Ma ascoltando i racconti dei miei figli, ho ritrovato quel sole, le parole dei bambini sanno donare pace, se solo sappiamo ascoltarle.
E il sole tramonta ogni sera, e in quei tramonti ho trovato la consapevolezza e ho tolto dalla mente le cose negative.
Ultimamente, purtroppo, ne avevamo accumulate molte; ma ho capito che è inutile incolpare gl'altri delle mie difficoltà, quella è sicuramente la strada più facile.
L'artefice della mia vita sono io, e devo cambiare io, e lasciare questa strada se questa non va bene.
Oggi, leggevo i titoli dei quotidiani, e non ho potuto fare a meno di leggere i resoconti del discorso della first lady Michelle Obama. Sicuramente, una frase su tutte mi ha colpito: " Family first". Ho pensato che arrivava al momento giusto; ho investito molto sulla mia famiglia, sui miei figli, e per certi versi, l'ho trascurata, per progetti che non mi hanno portato a nulla.
Sto imparando a dire no, a non farmi travolgere da onde, il mare è grande e le tempeste ho deciso che me le godo dalla riva.
Per me, per come sono fatta, ho bisogno di profumo di casa, di nido. I miei figli mi hanno fatto delle richieste, e io credo sia giusto rispondere ai loro bisogni.
Non ho voglia di correre ed affannarmi, sempre alla rincorsa di qualcuno o qualcosa. So fare bene il mio lavoro, non ho bisogno di sentirmelo dire; riconosco, da sola il mio valore, e non è superiorità, ma consapevolezza acquisita. Non sento nemmeno di doverlo dimostrare ad altri.
Le uniche persone a cui devo qualcosa sono i miei figli e mio marito, tutto il resto lo lascio al resto del mondo.
Io voglio permettermi il lusso di guardare una pozza d'acqua con i miei bambini durante il temporale, e di andare in giro sotto la pioggia.
Queste vacanze, sono state una ventata d'aria fresca, e, come ogni viaggio ho imparato molto. Molto mi è stato insegnato ancora una volta da una donna straordinaria, a cui ogni giorno andava un pensiero particolare.
Un'amica che lotta, da tanto tempo, troppo tempo, e che durante queste settimane, ha dovuto affrontare l'ennesima battaglia, forse la più difficile, la più in salita, da quando è iniziata la sua malattia. Ora ho solo tanta voglia di sentire la sua voce e di raccontarle tante cose. Oggi spero che finalmente sia a casa sua. Moizza, hai insegnato molte cose a tante donne, so che non mollerai nemmeno stavolta, e sono certa che tutto questo dolore dovrà tornare indietro come felicità. Ti voglio bene.
venerdì 10 agosto 2012
Quando ci vuole, parliamo...
Inutile negare che ieri, leggendo alcune affermazione, sono rimasta delusa e amareggiata. Nessuno è perfetto, ognuno di noi fa del proprio meglio con gli strumenti che ha disposizione e sceglie che individuo vuole essere.
Io sono figlia e sono madre, per certi versi ancora adolescente, nonostante i miei quarant'anni: le sicurezze di oggi, non sono la certezza di domani. Con i figli non ci sono certezze, sicurezze, bisogna essere elastici, dosare, aggiustare, essere coerenti, e dare esempio.
Le circostanze, la quotidianità impongono ritmi frenetici, ma soprattutto modelli da imitare, modelli di perfezione.
Spesso le madri sono in conflitto con un modello di maternità che sfocia in sensi di colpa, aspettative verso i figli e verso se stesse troppo elevate.
Si rimproverano i figli in continuazione, per ogni cosa, e così anche le parole perdono il loro significato e i figli non le ascoltano.
Le madri perdono di vista i figli, troppo concentrate su modelli che, nella realtà, non esistono; perdono il contatto con i loro figli, non li ascoltano, non vedono i loro reali bisogni.
L'adulto, il genitore dovrebbe educare, aiutare a crescere traducendo in parole i bisogni del proprio figlio, e fornire una risposta adeguata.
Se si passa all'azione fisica, non si danno risposte adeguate, si feriscono i figli.
Se non riesco a rispondere ad un bimbo piccolo, quando sarà più grande, in che modo, potrò riuscire, a gestire conflitti ancor più grandi? Come posso pensare di dialogare con un ragazzo adolescente, se fino a quel momento sono stata incapace di rispondere ai suoi bisogni, ma ho agito con le punizioni, con le costrizioni?
Bisognerebbe prestare più attenzione ai bambini, alle loro richieste; fermarsi e ascoltarli, chiedere cosa c'è che non va. Se ci fermiamo, anche noi, sarà meno esasperante, se ci concediamo tempo per noi e per loro, faremo del bene ad entrambi.
I bambini ci osservano, imparano dai nostri gesti quotidiani.
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mother and child warm winter white blue - Kmberggren |
Esagero e copio una serie di citazione famose sul perchè non si devono picchiare i bambini. Alcune fra le tante...e vi auguro buone ferie, l'aubutus fra una settimana si sposta verso il mare, dove saremo bradi, liberi e felici.
"Qualsiasi forma di castigo fisico o "sculacciata" è un attacco violento
all'integrità di un altro essere umano. Le conseguenze accompagnano la
vittima per sempre promuovendo la formazione di una parte della
personalità che non perdona - un'enorme frustrazione risultante in
ostilità in cerca di espressione nella vita futura mediante atti
violenti contro gli altri. Prima comprendiamo che amore e dolcezza sono
gli unici atteggiamenti ammissibili con i bambini, meglio è. Il
bambino, in particolar modo, impara a diventare il tipo di persona che
la sua esperienza personale gli detta. Questo dovrebbe essere
pienamente compreso da tutti coloro che se ne prendono cura."
Ashley Montagu , antropologo
Ashley Montagu , antropologo
" La punizione corporale dei bambini di fatto interferisce con il loro
processo di apprendimento e con la loro ottimale trasformazione in
adulti socialmente responsabili. Crediamo che sia importante per coloro
che si occupano di salute, per gli insegnanti e per chi si occupa del
benessere emotivo e fisico infantile, raccomandare l'adozione di metodi
alternativi per incoraggiare in bambini ed adolescenti l'autocontrollo e
il comportamento responsabile."
Dott. Daniel Whiteside, Assistant Surgeon General, Department of Health & Human Services ( Amministrazione del presidente Ronald Reagan)
Dott. Daniel Whiteside, Assistant Surgeon General, Department of Health & Human Services ( Amministrazione del presidente Ronald Reagan)
" Le misure punitive, siano esse inflitte da polizia, insegnanti, sposi o
genitori , producono i classici effetti ben noti: (1) la fuga - il
mondo dell'istruzione ha un suo termine per questo - marinare la scuola,
(2) il contrattacco - il vandalismo nelle scuole e gli attacchi agli
insegnanti, (3) l'apatia - un ritiro ostile nell'inazione. Più violenta è
la punizione, più gravi sono le conseguenze."
B.F. Skinner , Ph.D., scrittore, Professore di psicologia all'università di Harvard
B.F. Skinner , Ph.D., scrittore, Professore di psicologia all'università di Harvard
" Le punizioni corporali insegnano ai bambini ad accettare e a tollerare
l'aggressione. Figurano sempre in modo prominente alla base
dell'aggressività adolescenziale e adulta, soprattutto in quel genere di
fenomeni dal risvolto antisociale, come delinquenza e criminalità."
Philip Greven , Professore di storia, Rutgers University
Philip Greven , Professore di storia, Rutgers University
"Sono sempre stato un sostenitore dell'abolizione totale della punizione
corporale, e credo che il collegamento con la pornografia orientata in
quel senso abbia le sue radici nella nostra abitudine di picchiare i
bambini."
Gordon Moyes , D.D., Pastore, Uniting Church, Sovirintendente della Wesley Central Mission, Sydney, Australia
Gordon Moyes , D.D., Pastore, Uniting Church, Sovirintendente della Wesley Central Mission, Sydney, Australia
"Lo sviluppo dell'autocontrollo, che noi chiamiamo coscienza , dipende
dalla giustezza delle relazioni tra il bambino e chi si prende cura di
lui. Ricevere amore e rispetto promuove nel bambino la formazione della
coscienza, mentre sperimentare paura o dolore, come accade con le
sculacciate o le battiture, ne ostacola lo sviluppo . I castighi
corporali dei bambini devono cessare se la nostra società vuole
diventare una governata dalla coscienza e dall'autocontrollo e non
dall'opposto."
H. Patrick Stern , M.D., Asst.Prof. of Pediatrics, Psychiatry and Behavioural Pediatrics, University of Arkansas for Medical Sciences.
H. Patrick Stern , M.D., Asst.Prof. of Pediatrics, Psychiatry and Behavioural Pediatrics, University of Arkansas for Medical Sciences.
"Infliggere dolore e afflizione, per quanto leggeri, non è un metodo desiderabile di comunicazione con i bambini."
American Medical Association , House of Delegates, 1985
American Medical Association , House of Delegates, 1985
"La disciplina di tipo schiavistico porta ad avere un temperamento da
schiavi…Picchiarli, e tutte le altre forme di punizioni schiavistiche e
corporali, non rappresenta un metodo educativo adatto ad essere usato
nella formazione di coloro che vogliamo diventino uomini saggi, buoni e
ricchi d'ingegno."
John Locke , 1632-1704, "Some Thoughts Concerning Education", 1692
John Locke , 1632-1704, "Some Thoughts Concerning Education", 1692
" Non rimproverare troppo presto l'allievo, perchè ciò andrà a
detrimento della sua intelligenza e scoraggerà la sua diligenza, ma
ammoniscilo dolcemente: questo farà sì che egli si voglia correggere e
che sia contento di proseguire spinto dall'amore e dalla speranza di
apprendere...Fà che il maestro dica: "Qui tu fai bene". Perchè ti
assicuro che nessuna pietra è più efficace a render aguzza una buona
intelligenza e a incoraggiare l'amore per l'apprendimento che la
lode...Secondo la mia opinione l'amore funziona più della paura, la
dolcezza più delle percosse, per far apprendere in modo giusto un
bambino ."
Roger Ascham ( Tutore della regina Elisabetta Ia), The Schoolmaster, England, pubblicato nel 1568 circa
Roger Ascham ( Tutore della regina Elisabetta Ia), The Schoolmaster, England, pubblicato nel 1568 circa
"I bambini dovrebbero essere guidati a comportarsi in maniera degna di
lode con l'incoraggiamento e il ragionamento, e certamente non con botte
e maltrattamenti."
Plutarco , 46-120 d.C. circa., "L'educazione dei bambini," Vol. I, Moralia, Antica Grecia
Plutarco , 46-120 d.C. circa., "L'educazione dei bambini," Vol. I, Moralia, Antica Grecia
(Frasi dal sito : http://www.nospank.net/pcss.htm)
giovedì 2 agosto 2012
Mud Day
Oggi, dopo pranzo, ci trasferiti in un parco della città, ombreggiato e con amici per giocare.
Ammetto di non essere un'amante dei parchi giochi, per svariati motivi. Uno, fra i tanti, sono i poveri bambini che non si possono sporcare.
Li vedo vestiti di tutto punto girare e, rigirare attorno alla sabbiera e, al timido tentativo di introdurre il piede arriva implacabile l'urlo: "nooooo, ti sporchi!".
La delusione negli occhi dei bimbi è immensa, ma come tutti si sporcano e si divertono e io non posso? L'esplorazione, in tutte le sue forme, è la base della crescita. Chi ha figli sa, che un bambino, ha bisogno di creare disordine, confusione, di toccare, annusare, sporcarsi. I sensi sono una parte importantissima del suo sviluppo. Anche Maria Montessori parlava di "educazione fisiologica" e sensoriale come preparazione all'educazione psichica.
Mi sembra davvero di non rispettare un bisogno fisiologico del bambino, impedendogli di sporcarsi, di toccare, giocare.
Noi partiamo da casa già pre-sporcati, e non me la prendo e non mi scandalizzo più di fronte agli sguardi di disappunto verso i miei figli "impataccati".
Celebriamo la libertà di sporcarsi!
Lo sviluppo dei bambini è strettamente correlato alla terra, e con questo principio nasce un giorno speciale, "The Mud day".
In questa giornata si celebrano i bambini e la madre terra, la loro connessione. Come? Allestendo delle pozze gigantesche di fango e lasciando liberi i bambini di sguazzare, toccare, sporcarsi.
Mi piace da matti, penso che sia una festa meravigliosa che celebra i diritti dei bambini, la loro libertà di espressione e la connessione alla terra, alla vita.
Basta guardare alcune foto per capire la gioia.
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| opoxmagazine.blogspot.com |
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| http://www.zimbio.com/pictures/ |
martedì 31 luglio 2012
Cura dei neonati
Mentre spesso sul web impazzano le polemiche tra diversi stili genitoriali, io ho pensato a quanto, comunque, sono fortunati i nostri figli!
Incuriosita da un articolo letto (http://oasidellemamme.it/2012/07/dal-passato-tecnologie-innovative-per-il-mondo-dei-bambini/) ho fatto un giro in rete e ho trovato delle cose allucinanti!!
Invenzioni strabilianti per l'accudimento dei bambini.
Ve le regalo così lasciando a voi i commenti. Io non ne ho trovati di adeguati :(
Carrozzina per invasioni batteriologiche:
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Crib mounted baby soothing device (con tanto di brevetto depositato):
Radio con antenna per calmare il bambino:
Baby walker:
e per concludere questa senza nome:
sabato 28 luglio 2012
Luglio
Siamo nel ventre dell'estate.
Luglio è, per me, il mese della pienezza, della consapevolezza.
E' il mese del cancro: il simbolo del cancro è circolare. E' stato descritto
come simbolo delle ovaie o dei seni, della vicinanza della relazione
madre-bambino. Nel cancro ha il suo domicilio la luna, archetipo della figura femminile.
E' l'esaltazione di Venere, dea dell'amore e della fertilità, dai molti figli.
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| El Greco: Sacra famiglia con Sant'Anna |
E' la festa che celebra Sant'Anna, madre della Madonna.
Il suo nome si collega a quello di Hannàh, madre sterile di Samuele, derivato dal verbo hanàn che significa “concedere grazia”.
Sant’Anna, sterile per natura, ottenne da Dio la grazia della
maternità in età avanzata, le mamme cristiane la elessero loro speciale
Patrona nel periodo della gestazione.
Diventa la protettrice delle partorienti e delle donne che desiderano la maternità.
La mietitura e la raccolta del grano, la spiga simbolo di fertilità.
Luglio si conclude con la festa di Lughnasadh: si celebra la festa del grano, del raccolto o del pane. Si celebra l’abbondanza, si prende consapevolezza della ciclicità delle stagioni, si sacrifica parte del raccolto per la semina del prossimo.
Oggi i miei bambini hanno partecipato al rito della mietitura, una grande opportunità.
Le spighe sul mio tavolo, mi hanno permesso di ricordare tutto questo. Mi hanno riportato la consapevolezza di come in questo momento dell'anno sia necessario il riposo, sia necessario godere dei nostri frutti.
La terra si riposa, si prepara alla nuova semina.
Oggi mi sento terra: godo dei miei frutti, mi fermo, respiro. Imparo a scegliere quello che mi piace di più, le persone con cui voglio condividere questi frutti.
Ma soprattutto mi riposo, pronta a riprendere la strada.
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