Vorrei salutare questo anno che finisce, e vorrei cullare il nuovo che arriva.
Vorrei augurare buon anno a chi mi ha teso la mano e a chi mi ha fatto lo sgambetto, a chi è vicino e a chi è lontano, a chi aspetta e a chi ha concluso, a chi cerca e a chi ha trovato, a chi spera e a chi si è rassegnato.
Vorrei augurare buon anno a chi ha pagato e a chi deve pagare, a chi si è perso e a chi si è ritrovato, a chi è nato e a chi nascerà, a chi mi ha ispirato e a chi mi ha schifato, a chi ama e a chi vorrebbe amare, a chi rosica e a chi risica, a chi lavora e a chi fa l'amore, a chi non c'è più ma c'è stato.
Vorrei augurare buon anno a chi ha parlato e a chi è rimasto in silenzio, a chi ha insegnato e a chi ha ascoltato, a chi pensa di essere arrivato e chi deve iniziare a camminare, a chi ha meraviglia e chi si è arreso, a chi perdona e a chi porta rancore.
Auguri a questa umanità variegata e colorata, a chi mi respira accanto e a chi mi ha tolto il fiato, a chi è di corsa e a chi ha rallentato, a chi attende una nuova alba e a chi spera in un tramonto, a chi ha iniziato un nuovo libro e a chi l'ha finito, a chi mette un piede davanti l'altro e a chi non guarda dove mette i piedi.
"Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo:
per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno."
(L'anno nuovo, Gianni Rodari)

Nessun commento:
Posta un commento